Blog

AI in ufficio doganale: cosa devono sapere le persone che la usano

Dai documenti alla classificazione: l’AI può aiutare, ma le persone devono riconoscere dati mancanti, verificare le fonti e sapere quando fermarsi.

Un addetto riceve una fattura commerciale e una packing list. Chiede a un assistente AI di confrontarle.

La risposta arriva in pochi secondi: «Nessuna anomalia».

Ma la descrizione di un articolo è generica, il peso netto non torna e manca un dato tecnico che potrebbe incidere sulla classificazione.

L’utilità dell’AI dipende anche da ciò che la persona sa chiedere e controllare. In una pratica doganale, un risultato scritto bene può comunque essere incompleto.

Che cosa prevede l’AI Act

L’articolo 4 dell’AI Act riguarda i fornitori e gli utilizzatori professionali di sistemi AI.

Dal 2 febbraio 2025 devono adottare misure per sostenere lo sviluppo dell’AI literacy del personale e delle altre persone che utilizzano sistemi AI per loro conto, tenendo conto delle loro conoscenze, dell’esperienza, della formazione e del contesto nel quale i sistemi vengono utilizzati.

La formulazione dell’articolo 4 è stata aggiornata nel luglio 2026: resta l’obbligo di adottare misure, ma non è richiesto di garantire uno specifico livello di competenza individuale. La Commissione europea chiarisce inoltre che non esiste un certificato obbligatorio uguale per tutti.

Le iniziative devono quindi essere proporzionate agli strumenti utilizzati, ai compiti delle persone e ai rischi associati al loro impiego.

Per un ufficio che segue importazioni ed esportazioni significa partire dalle operazioni svolte davvero.

Un collega che utilizza l’AI per riassumere una circolare ha esigenze diverse da chi le chiede una proposta di classificazione per una merce destinata a essere dichiarata.

Primo caso: confronto dei documenti

L’AI può aiutare a confrontare fattura, packing list e altri documenti, evidenziando differenze nelle quantità, nei colli o nei pesi.

L’addetto deve però sapere quali documenti possono essere utilizzati nello strumento aziendale, quali campi sono decisivi e come verificare un’anomalia sull’originale.

Una procedura utile può chiedere all’AI di indicare il dato, il documento e la riga sui quali si basa ogni rilievo.

La persona controlla poi direttamente il punto segnalato.

Si tratta di una possibile scelta organizzativa per rendere verificabile il lavoro dell’AI, non di una prescrizione testuale dell’articolo 4.

Il tema della protezione dei dati richiede inoltre una procedura specifica. Ne abbiamo parlato nell’articolo: Prima di caricare una fattura nell’AI: privacy e dati per spedizionieri e uffici doganali.

Secondo caso: proposta di classificazione

Una descrizione commerciale può non essere sufficiente per individuare correttamente una voce doganale.

Chi utilizza l’AI deve riconoscere quando sono necessarie informazioni aggiuntive come composizione, funzione, lavorazioni, materiali o schede tecniche.

Soprattutto, deve saper distinguere tra codice proposto e codice verificato.

L’AI può organizzare le informazioni disponibili, evidenziare ciò che manca e formulare un’ipotesi motivata.

La verifica della nomenclatura e delle misure applicabili richiede però il controllo delle fonti pertinenti e della tariffa vigente.

La classificazione doganale, infatti, non incide soltanto sul dazio: può determinare anche l’applicazione di licenze, restrizioni, misure commerciali e altri adempimenti.

Una buona procedura interna dovrebbe quindi stabilire quando chiedere informazioni aggiuntive al cliente, quando sottoporre il caso a una persona con competenze specifiche e come registrare la motivazione della scelta effettuata.

Anche queste sono modalità organizzative consigliabili, non obblighi formulati in questi termini dall’AI Act.

Terzo caso: controllo prima della dichiarazione

La stessa voce doganale può comportare misure differenti in funzione dell’origine, della data, delle caratteristiche della merce e del regime applicabile.

Un assistente AI può aiutare a preparare una checklist o a organizzare le verifiche da effettuare.

Ma chi lo utilizza deve sapere che una risposta basata su dati non aggiornati o incompleti non può essere considerata sufficiente per chiudere una pratica.

Per questo un controllo finale può riportare almeno:

Quando manca un elemento necessario, il risultato dovrebbe rimanere aperto fino alla verifica.

Da dove può iniziare un’azienda

Il primo passo è capire quali strumenti AI vengono effettivamente utilizzati dai dipendenti, compresi quelli che possono essere entrati nel lavoro quotidiano senza una procedura formalizzata.

Per ciascun utilizzo l’azienda può definire:

Una breve esercitazione su documenti di prova può inoltre aiutare a capire se le istruzioni definite dall’azienda funzionano davvero.

La competenza da sviluppare non consiste soltanto nel saper scrivere un prompt.

Significa riconoscere un dato mancante, risalire alla fonte, verificare una risposta e sapere chi prende la decisione finale.

È questo che rende l’AI più utile nel lavoro quotidiano e dà un contenuto concreto alle misure di AI literacy previste dall’articolo 4.

State introducendo strumenti AI nei processi doganali?

GOA Customs Consulting può supportare l’analisi dei processi, la definizione delle procedure di verifica e la formazione operativa delle persone che li utilizzano.Contattaci

Fonti ufficiali

Contenuto informativo aggiornato al 25 settembre 2026. Per un caso concreto occorre verificare la normativa applicabile, le fonti doganali aggiornate e la documentazione della merce.